la “Marcia dei Cappelli di Carta” per il 31 gennaio. Le foto della manifestazione

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Cgil-Cisl-Uil e le organizzazioni degli edili Fillea-Filca-Feneal hanno indetto la “Marcia dei Cappelli di Carta” per il 31 gennaio a Catania: concentramento alle 18 a Villa Bellini, sit-in dinanzi a Palazzo Minoriti in via Etnea “per il lavoro utile, lo … Continua a leggere

gen 28

Ryanair investe 180 Mln di Dollari su Catania

 

Ryanair scommette su Catania e investe 180 milioni di dollari. Lo ha comunicato stamani Michael O’Leary, amministratore delegato della compagnia aerea irlandese che stamani , nella sede della Sac inaugurato la nuova base di Catania che offre, al momento, otto voli per destinazioni nazionali e internazionali. Erano presenti il presidente della Sac, Gaetano Mancini, il sindaco di Catania Enzo Bianco, l’assessore al Turismo Orazio Licandro, il Sales & Marketing Manager della Ryanair John Alborante.

ryanair
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gen 28

COS`E` IL SIA ?

il 2014 sarà l’anno di sperimentazione del SIA Sostegno per l’inclusione attiva, una nuova misura approntata dal governo per il contrasto alla povertà. Il SIA, è la prosecuzione, o meglio, l’evoluzione della Social Card o Carta Acquisti, nata sotto il Governo Berlusconi per dare alle persone in difficoltà economiche un contributo per gli acquisti di generi di prima necessità.
La sperimentazione interesserà all’inizio circa 400mila persone per un costo nel biennio 2014-2015 di oltre 600 milioni di euro, cui si sommano 250 milioni già destinati alla “carta per l’inclusione”. Nel 2015, il Sostegno per l’inclusone attiva sarà effettiva per tutti; il costo a regime sarà di circa 7-8 miliardi di euro all’anno.
Ma che cos’è il SIA?
Il Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) è una misura nazionale di sostegno per le persone in condizione di povertà ed è concepita secondo i principi della Raccomandazione europea sull’inclusione attiva.
L’obiettivo del SIA è di permettere a tutti l’acquisto di un paniere di beni e servizi ritenuto decoroso sulla base degli stili di vita prevalenti. Questo aiuto economico, ovviamente, non è incondizionato: l’erogazione del sussidio è accompagnata da un patto di inserimento che gli individui che appartengono al nucleo familiare beneficiario stipulano con i servizi sociali locali, il cui rispetto è condizione per la fruizione del beneficio. Il patto è differenziato a seconda delle caratteristiche individuali e, la sua realizzazione è sorvegliata a livello locale.
Ma il SIA vuole essere anche uno strumento universale di contrasto alla povertà, abbandonando la concezione settoriale che ha caratterizzato per tutti questi anni, l’elargizione di aiuti sociali, legando il diritto al beneficio all’appartenenza a una determinata categoria.
Il Ministero precisa che non si tratta di un reddito di cittadinanza (rivolto cioè a tutti indistintamente), ma di un sostegno rivolto ai poveri, identificati come tali da una prova dei mezzi. Non è un caso la recente riforma dell’ISEE.
Leggi anche: Ecco come sarà il nuovo ISEE
L’ammontare dell’erogazione monetaria alle famiglie beneficiarie del SIA è idealmente pari alla differenza tra la misura delle loro risorse economiche e il livello di riferimento, stabilito per legge per identificare la condizione di povertà.
Poiché il livello di riferimento del SIA è dato dal costo di un paniere di consumo di beni e servizi di mercato, appare necessaria una sua articolazione in relazione a molteplici fattori, fra cui assumono un rilievo preminente la composizione del nucleo familiare e le differenze territoriali del costo della vita e della disponibilità di servizi collettivi.
La sua durata, dovrebbe essere legata al perdurare dello stato di bisogno e, l’erogazione dovrebbe essere fatta dall’INPS, preferibilmente sotto forma di semplice trasferimento monetario eliminando così, quel carattere di “stigma2 che caratterizza altre misure come la Social Card e che, probabilmente ne hanno anche decretato il fallimento.
Sul territorio, invece, la regia è assegnata ad un’aggregazione distrettuale dei Comuni (ad es. gli Ambiti socio-assistenziali): accesso, presa in carico, accertamenti, patto con l’utente, avvio di percorsi di attivazione sociale, gestione della condizionalità.
La sinergia dovrà essere totale, per quanto concerne le rispettive competenze, con altre istituzioni quali i Centri per l’impiego, istituzioni scolastiche, Asl e altre amministrazioni pubbliche, nonché del Terzo Settore e di altri soggetti territoriali privati. Fondamentale nell’organizzazione di questi servizi sarà il ruolo delle Regioni.
Per approfondimenti potete consultare il sito del Ministero del lavoro

Fonte: http://www.lavoroediritti.com/2014/01/cose-il-sia-sostegno-per-linclusione-attiva/#ixzz2rfpH0KmJ

gen 28

UILCOM SITUAZIONE NEGOZI SOCIALI

COMUNICATO
Negozi Sociali

Il giorno 23 Gennaio, si e’ svolto l’incontro con Telecom Italia sulla vicenda dei
Negozi Sociali. L’Azienda ha illustrato l’attuale assetto e la futura riorganizzazione
dell’area negozi dove si prevede l’integrazione di tutte le forme di
commercializzazione dei prodotti e servizi di Telecom Italia.

In Italia ci sono 29 negozi sociali (258 dipendenti), e 15 negozi flash store (73
dipendenti) oltre ai 213 negozi gestiti dalla 4GR. I negozi sociali perdono circa 10,5
milioni di euro mentre quelli gestiti da 4GR hanno un utile pari alle perdite di quelli
sociali. Per l’azienda i negozi sarebbero da chiudere, ma l’obiettivo e’ il rilancio. In
4GR lavorano 858 dipendenti con il contratto del commercio e la società e’ al 100%
di proprietà di Telecom Italia. Telecom vuole rilanciare la commercializzazione dei
servizi e prodotti ma questa strategia deve essere sostenibile in termini di costo.
Telecom chiuderà 7 negozi sociali – Milano Einaudi ,Torino Racconigi, Mestre
Poerio, Cagliari Alghero, Roma Tritone, Napoli Bovio, Messina San Martino – 1
flash. Tutti i punti vendita di Telecom (negozi sociali e flash) confluiranno in 4GR; la
produttività individuale dei lavoratori dei negozi sociali e’ molto piu’ bassa di quelli
di 4GR a causa dei sistemi informatici meno efficaci.
I negozi flash saranno incorporati in Telecom mentre i negozi sociali cederanno a
4GR tutti gli assets compresi i contratti di affitto. Non ci sarà una cessione di ramo di
azienda e quindi ai lavoratori sarà offerta la possibilità di scelta di seguire le attività
dei negozi mantenendo la stessa retribuzione e sarà garantita una clausola di rientro
in Telecom se 4GR venisse ceduta o chiudesse le attività commerciali. Chi non vuole
passare in 4GR può aderire ai progetti di reinternalizzazione sulle attività
commerciali , Taf e su tutti i progetti presenti sulla Intranet aziendale , anche in
ambito Caring. Sarà garantita la territorialità con garanzia di rimpiego su attività di
pari livello professionale.

Come UILCOM UIL, durante l’incontro, abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà
per i metodi utilizzati ancora una volta da Telecom Italia nell’affrontare le questioni.
Nel merito, non condividiamo oltre alle modalità con cui è stata data la notizia anche
la scelta di trasferire i negozi sociali nella società 4GR applicando il Contratto del

Commercio. Questa scelta da parte aziendale se confermata, spingerà i lavoratori a
non accettare il passaggio e di conseguenza penalizzare tutte quelle lavoratrici e
lavoratori che da anni operano all’interno dei punti vendita con tanta dedizione,
professionalità e competenza.

Inoltre, durante l’incontro, come UILCOM UIL abbiamo ulteriormente evidenziato
un non corretto rapporto relazionale tra il Sindacato e la stessa azienda, criticando un
modello relazionale che continua a fare inefficienze sia a livello centrale ma
soprattutto a livello periferico, mettendo le Organizzazioni Sindacali sempre sul fatto
compiuto.
Come UILCOM UIL abbiamo chiesto, insieme alle altre Organizzazioni, un vero
cambiamento del modello dei rapporti tra le parti.
Al termine del confronto, abbiamo calendarizzato un nuovo appuntamento per il
giorno 29 Gennaio sul tema dei Negozi Sociali e per un’analisi su tutti gli altri temi
relativi al 27 di Marzo.

Roma, 27 gennaio 2014

La Segreteria Nazionale

gen 19

” La marcia dei cappelli di carta”

carta-sfondo-bianco “Dalla proposta di legge per la tutela e la valorizzazione dei lavoratori forestali alla “marcia dei cappelli di carta” per rivendicare, il 31 gennaio a Catania, le opportunità negate in edilizia. Sono due passaggi-chiave del documento approvato oggi dalla Segreteria Uil, guidata da Angelo Mattone e composta da Salvo Bonaventura, Francesco De Martino, Cesira Ieni, Rosario Laurini, Nino Marino, Fortunato Parisi.
> La Uil con la propria organizzazione di categoria Feneal si prepara, in piena intesa con Cgil e Cisl, alla manifestazione che il 31 porterà in piazza e nelle strade cittadine gli edili di Catania e provincia che hanno “fame di lavoro”.

gen 16

Quando l’infortunio in itinere non è indennizzabile

La Cassazione, con sentenza n. 475 del 13 gennaio scorso ha affermato che non può qualificarsi come infortunio in itinere (e quindi non è indennizzabile), l’incidente accorso ad un lavoratore lungo un tragitto diverso da quello che ordinariamente il lavoratore percorreva per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro.
Il caso è giunto in Cassazione a seguito del ricorso presentato dal lavoratore avverso la sentenza della Corte di Appello di Napoli, con la quale, confermando la sentenza di primo grado, si rigettava la domanda diretta alla costituzione di una rendita in relazione all’incidente occorsogli il 23/08/1999 mentre l’appellante ritornava dalle ferie annuali, incidente qualificato dallo stesso come “infortunio in itinere”.
Per la Corte d’Appello, in relazione all’epoca dell’incidente doveva applicarsi la disciplina di cui al DPR n. 1124/1965 che, non offre una definizione di incidente in itinere e quindi occorreva rifarsi alla nozione elaborata dalla giurisprudenza di legittimità. In sostanza si doveva verificare se il sinistro si era verificato lungo il percorso normalmente seguito dall’infortunato per recarsi al lavoro o tornare nella propria abitazione.
Proprio applicando tali criteri, la Corte aveva escluso la qualifica di “incidente in itinere” all’evento accorso al lavoratore poichè, l’incidente, non si era verificato “lungo il tragitto che ordinariamente il ricorrente percorreva per recarsi dalla propria abitazione al posto di lavoro”, bensì, dalla casa della madre (dove il ricorrente aveva conservato la sola residenza anagrafica), verso il posto in cui il lavoratore aveva invece fissato il proprio domicilio.
Secondo gli Ermellini, il ragionamento fatto dal Tribunale di secondo grado è del tutto valido. “La circostanza per cui la residenza anagrafica era rimasta a San Giorgio a Cremano (casa della madre) appare irrilevante, visto che non era questa la normale abitazione e che, quindi, il percorso ordinariamente seguito per andare a lavorare era diverso da quello seguito il giorno dell’incidente”.
Non rileva, continua la Corte, neanche la circostanza che l’evento fosse avvenuto al ritorno delle ferie perché non era stata offerta la prova dell’impossibilità di utilizzare un mezzo pubblico e neppure la necessità di scegliere le ore notturne per compiere il tragitto.
Le scelte compiute dal lavoratore, ossia l’utilizzo del mezzo privato e, il viaggiare durante la notte (fascia oraria non giustificata e non razionale per lo spostamento in questione), avevano comportato un rischio elettivo assunto senza alcuna razionalità e necessità dallo stesso lavoratore, che escludeva la copertura antinfortunistica.
Alla luce della giurisprudenza di legittimità, ribadisce la sentenza, “l’incidente non rientra tra quelli definibili come in itinere perché non occorso nel normale spostamento tra abitazione e luogo di lavoro e perché accaduto in orari non collegabili necessariamente con l’orario di lavoro (l’incidente è delle 0,20 mentre il ricorrente doveva riprendere il lavoro alle ore 8 del giorno successivo), secondo circostanze in cui è evidente l’imprudenza del lavoratore con l’assunzione incontestabile di un rischio elettivo da parte di quest’ultimo“.

Fonte: http://www.lavoroediritti.com/2014/01/cassazione-quando-l-infortunio-in-itinere-non-e-indennizabile/#ixzz2qat3G2rf

gen 15

ISTITUITO IL FONDO REGIONALE PER LO SPETTACOLO

assemblea_siciliana1_NÈ STATO APPROVATO DALL’ARS, L’ART. 42 DELLA FINANZIARIA CHE PREVEDE L’ISTITUZIONE DEL “FORES” (FONDO REGIONALE PER LO SPETTACOLO).  PER IL 2014 AMMONTERA’ A 500 MILA EURO. FINALMENTE IN SICILIA SI E’ POSTO FINE AI CONTINUI SPERPERI DELLA CONTRIBUZIONE A FAVORE DI FONDAZIONI ED ENTI TEATRI, STABILENDO CRITERI DI MERITOCRAZIA A QUEGLI ISTITUTI MERITEVOLI CHE SVOLGONO ATTIVITÀ CHE CONSENTONO DI FAR CONOSCERE IN TUTTO IL MONDO LA NOSTRA REGIONE PER LA SUA SICILIANITA’. SI È STABILITO INOLTRE CHE LA STESSA COMMISSIONE HA LA FACOLTÀ DI ESAMINARE LE CONTRIBUZIONI E DI DARE IL RELATIVO PARERE DI MERITO. DECISIONE DI MASSIMO RILIEVO CHE OFFRE A CHI SVOLGE LA PROPRIA ATTIVITÀ CON MERITO, L’OPPORTUNITÀ DI RICEVERE I GIUSTI CONTRIBUTI REGIONALI; NIENTE PIU’ CONTRIBUZIONE DUNQUE, A SOCIETA’ O AD ENTI FANTASMA.CAMBIA IL MODO DI VEDERE LA POLITICA:PIU’ FATTI E MENO PRETESE. È STATO APPROVATO ANCHE L’ART. 43 CHE PREVEDE L’ISTITUZIONE DEL “FIS” UN FONDO CHE SI PONE COME OBIETTIVO PER LA SALVAGUARDIA DELLE ASSOCIAZIONI E DEGLI ENTI IN DIFFICOLTÀ ECONOMICHE.

gen 15

Assegni familiari dei comuni, richiesta entro il 31 gennaio

Gli assegni familiari dei Comuni sono una prestazione a sostegno del reddito concessa dai Comuni e pagata dall’Inps. Questa prestazione è cumulabile con qualsiasi altro trattamento di famiglia e non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali.
Consiste in un assegno mensile al nucleo familiare per tredici mensilità pagato dall’INPS con cadenza semestrale posticipata (entro il 15 luglio e il 15 gennaio) per i dati ricevuti almeno 45 giorni prima della scadenza del semestre.
Leggi anche: gli assegni familiari dei comuni
Quali sono i requisiti per accedere alla prestazione
Hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare dei Comuni:
cittadini italiani e dell’Unione europea residenti, nonchè gli extracomunitari titolari dello status di rifugiati politici o di protezione sussidiaria o extracomunitari titolari di permesso CE per soggiornanti di lungo periodo;
i nuclei familiari con almeno 3 figli di età inferiore ai 18 anni; per figli si intendono quelli naturali, adottivi o in affido preadottivo;
i nuclei familiari con risorse reddituali e patrimoniali non superiori a quelle previste dall’indicatore della situazione economica (I.S.E.) valido per l’assegno.
Per l’anno 2013, il valore ISE di riferimento, per un nucleo familiare composto da cinque componenti, è di € 25.108,71; l’importo dell’assegno annuale se spettante in misura intera è di € 1.813,37 e può essere corrisposto in una o due soluzioni.
Quanto spetta
L’importo degli assegni familiari è annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT. In riferimento al 2013 l’assegno è corrisposto integralmente per un ammontare di € 139,49 mensili per 13 mensilità per un totale di € 1813,37
Il pagamento avverrà, come detto sopra,entro il 15 luglio e il 15 gennaio successivi al periodo di domanda. Sarà l’INPS ad effettuare il pagamento tramite bonifico, se in fase di domanda viene fornito l’IBAN, o direttamente allo sportello di un qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale, dopo aver ricevuto l’avviso di pagamento dall’INPS.
N.B. Gli assegni familiari dei comuni spettano anche se la famiglia usufruisce degli assegni per il nucleo familiare e non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali.
Leggi anche: Assegni familiari: tutto quello che devi sapere
Come fare richiesta
La domanda non va presentata all’INPS, anche se è questo l’ente che in ultimo provvede al pagamento, ma direttamente al proprio comune di residenza. Per ogni comune ci sarà un apposito sportello adibito alla ricezione e alla gestione di questo genere di pratiche. La domanda andrà accompagnata ad uno stato di famiglia e ad una certificazione I.S.E. aggiornata.

Fonte: Assegni familiari dei comuni, richiesta entro il 31 gennaio
(fonte. http://www.lavoroediritti.com/)

gen 11

RAPPRESENTANZA SINDACALE: SIGLATO REGOLAMENTO

Roma, 10 gennaio 2014. Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno raggiunto oggi l’accordo sul regolamento di attuazione del protocollo d’intesa del 31 maggio 2013 sulla rappresentanza.

L’accordo costituisce un vero e proprio testo unico in tema di rappresentanza sindacale composto da quattro parti che regolano: la misurazione della rappresentanza sindacale a livello nazionale e aziendale; la titolarità ed efficacia della contrattazione collettiva nazionale ed aziendale; le modalità volte a garantire l’effettiva applicazione degli accordi sottoscritti nel rispetto delle regole concordate.

Misurare la rappresentatività degli attori e garantire la piena attuazione degli accordi raggiunti determinano maggiore chiarezza e trasparenza nelle relazioni industriali contribuendo a migliorare il quadro di riferimento per tutti coloro che vogliono investire nel nostro Paese.

(fonte uil,it ) Seby.
Testo-Unico-Rappresentanza-10 gennaio2014