ott 28

I Capuleti e i Montecchi al Teatro Bellini di Catania dal 27 Ottobre

I CAPULETI E I MONTECCHI Tragedia lirica in due atti di Felice Romani
Musica di Vincenzo Bellini
Direttore Fabrizio M. Carminati Maestro del coro Gaetano Costa Regista Ezio Donato Aiuto regista Donatella Capraro Costumi  Dora Argento
Capellio Maurizio Muscolino Giulietta Rosanna Savoia – Barbara Bargnesi (R, S1, S2) Romeo Elena Belfiore – Loredana Megna (R, S1, S2) Tebaldo Shalva Mukeria – Jesus Leon (R, S1, S2) Lorenzo Daniele Bartolini Uno scudiero Luca Iacono Una dama Lucia Portale
Allestimento scenico del Teatro Massimo Bellini

ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’E.A.R. TEATRO MASSIMO BELLINI

ott 27

RIFORMA FUS: LA LEGGE DEI GRANDI NUMERI

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Un nuovo assetto triennale senza economie certe

C’erano una volta i Teatri Stabili, quelli di Innovazione e i Teatri Privati di Interesse Pubblico…

Queste le tre categorie storiche che dovranno rimboccarsi maggiormente le maniche con la nuova riforma del Fus (il Fondo Unico per lo Spettacolo) per poter accedere ai finanziamenti statali nei prossimi anni. Il nuovo assetto dello spettacolo dal vivo voluto dal dicastero presieduto dal ex ministro Bray ha ora tagliato il traguardo con l’attuale ministro Franceschini e si appresta a sconvolgere il panorama di quella complessa filiera di arti performative che finora poggiava le proprie fondamenta economiche sui finanziamenti statali.

Va subito detto, come in molti già hanno commentato, che l’entità di questa rivoluzione si paleserà solo quando la riforma sarà accompagnata dal volume effettivo di economie destinate al Fus. Insomma se il fondo subirà la solita cura dimagrante a poco serve qualsiasi tipo di riforma, nonostante l’importante novità dell’assetto triennale. Proviamo comunque a riflettere sull’ipotetico impatto di questa nuova serie di regolamenti applicati al teatro (tralasciando per ora musica, danza e cinema) al netto delle forbici in mano al Ministero dell’Economia.

I Teatri Nazionali

Come ormai tutti sanno i Teatri Stabili verranno sostituiti dai Teatri Nazionali e qui suona il primo campanello d’allarme: la voce che circolava fino a qualche tempo fa sulla quantità dei Teatri Nazionali è stata smentita dal legislatore, per ora non c’è nessun numero minimo o massimo. Quanti saranno? È nella natura delle cose che tutti gli attuali Stabili facciano richiesta. L’asticella però si è alzata di molto: ai futuri teatri Nazionali il Ministero chiede, oltre alle 240 giornate recitative di produzione e le 15000 giornate lavorative, «un totale di almeno 1000 posti, con una sala di almeno 500», una ritoccata agli statuti (ad esempio il direttore dovrà essere in carica da un minimo di 3 a un massimo di 5 anni) e poi quella norma che dovrebbe simboleggiare il nuovo corso rispetto al passato: i direttori artistici non potranno firmare più di una regia. È interessante però anche un altro punto di cui fin troppo poco si è discusso finora, quello della formazione: la riforma infatti prescrive la costituzione di scuole e percorsi di specializzazione, ma non specifica nulla circa l’accessibilità. Alcuni Stabili (Milano, Torino, Genova e da poco Palermo) si avvalgono già di percorsi formativi, vedremo come si aggiorneranno gli altri. Permane (ma viene quantitativamente raddoppiata) la misura a favore della sperimentazione, cavillo che serve solo a cristallizzare un processo già in corso da anni senza specificarne un background storico-culturale. I Teatri Nazionali dovranno infatti programmare o produrre almeno 2 spettacoli di autori viventi e 2 di ricerca teatrale. Come ha già rivelatoateatro.it nel prezioso lavoro di spiegazione e riflessione sulla riforma (leggilo qui) la definizione è alquanto impalpabile. Che cos’è la ricerca teatrale oggi? Si rimanda la riflessione alle commissioni che dovranno districarsi tra questi e altri problemi (naturalmente a titolo gratuito).

Privati a caccia di contributi dagli enti locali

Ma i soggetti evidentemente più in pericolo sono proprio gli Stabili di Innovazione e i Teatri Privati di Interesse pubblico. Entrambe le diciture scompaiono per confluire nei Teatri di rilevante interesse culturale, i famigerati “Tric”. Il problema che ha fatto saltare sulla sedia molti direttori è la richiesta di certificare il 40% del finanziamento ministeriale di provenienza degli enti locali. Prendiamo proprio il turbolento caso dell’Eliseo che nell’ultimo anno percepiva più di 1 milione e 300mila euro dallo Stato, secondo questa riforma dovrebbe chiedere a Comune o Regione (o entrambi) 520.000 euro, parliamo di cifre difficili da mandare giù per Marino e Zingaretti, i quali già non riescono a star dietro agli stanziamenti per il Teatro di Roma, i festival, le Officine, l’Estate Romana. Stesso discorso ma con cifre diverse per gli Stabili di innovazione, a Roma il Vascello e il Teatro degli Accettella, e per gli altri Stabili privati  Sistina e Vittoria. E allora calcolatrice alla mano gli Stabili Privati e di Innovazione capitolini per riuscire a ottenere i finanziamenti percepiti all’ultima tornata (2.814.643 euro totali), ora con i Tric, dovrebbero far sborsare agli enti locali 1.125.857 euro. Questi sono tuttavia solo alcuni esempi romani, vicini all’area di competenza di chi scrive, ma di casi simili è pieno il territorio nazionale, in ballo ci sono spazi e posti di lavoro a rischio; giusto o meno che sia questo nuovo assetto, se Regioni e Comuni non troveranno un modo per sanare la situazione prendendo magari spunto da certi esempi virtuosi del Nord, all’orizzonte vi è una vera e propria lacerazione del tessuto teatrale. Ma in ogni caso, quale dovrebbe essere il giusto modello di soccorso offerto dagli Enti locali? Affidamento diretto o bando? Nel caso di Roma quelle cifre drenerebbero una bella fetta di contributi destinati allo spettacolo dal vivo.

Largo ai giovani?

La riforma inoltre tra i suoi obiettivi si propone di favorire il tanto auspicato ricambio generazionale. Ecco infatti che nel regolamento destinato alle imprese di produzione vengono inserite agevolazioni per quelle a maggioranza under 35. Alle giovani compagnie vengono richieste per il primo triennio 400 giornate lavorative e 40 recite all’anno: cifre che non sembrano poi così alte, ma che non smettono di spaventare se pensiamo alla situazione degli ensemble under 35, costantemente affamata da un sistema che paga poco e in ritardo, spesso soggetto alla dittatura del guadagno a incasso. Dalla stagione successiva al primo triennio scattano i minimi delle imprese di produzione over 35: 1300 giornate lavorative e 110 giornate recitative (900 e 80 per il primo anno), cifre che scendono a 1000 e 90 (700 e 70 per la prima annualità) nel caso in cui la compagnia in questione appartenga all’ambito «della sperimentazione» o «del teatro per l’infanzia e la gioventù». Anche in questo caso le commissioni avranno da fare per capire quali siano proposte di innovazione e quali no.

Parole d’ordine: crescita e pulizia

D’altronde il direttore generale Salvo Nastasi, nella relazione dedicata alle categorie e regioni, affermava proprio la volontà di far emergere la «capacità imprenditoriale», da qui l’innalzamento dei requisiti minimi. Insomma le realtà che resisteranno dovranno produrre di più, lavorare sulla comunicazione e sul pubblico in maniera quasi forsennata. Sarà una spinta al rinnovamento o una semplice carneficina che allargherà ancor di più il gap tra il nord e il sud d’Italia, tra chi è già dentro e chi non riuscirà a entrare nonostante gli spazi che si libereranno?

Tra le spinte positive della legge registriamo l’apertura alle azioni cosiddette “trasversali” inerenti la promozione (ricambio generazionale, inclusione sociale, perfezionamento, formazione del pubblico) e alle Residenze, delle quali però il legislatore sembra avere un’idea ancora vaga; l’articolo dedicato, il 45, è infatti uno dei più corti e non fa altro che rimandare la questione ad accordi futuri con le Regioni.

Ma la sensazione è che ci si sia affidati alla matematica per far ruzzolare un po’ di teste: è vero probabilmente che negli ultimi 30 anni abbiamo assistito anche allo svilupparsi delle cosiddette “rendite di posizione”, a Teatri Stabili Pubblici che hanno dimenticato cosa voglia dire lavorare sul pubblico, a privati che hanno mancato il rinnovamento, a Stabili di Innovazione incapaci di guardare alle nuove generazioni e alla nuove tendenze della sperimentazione, ma non avrebbe avuto più senso riformare tutto ciò a partire da una mutazione culturale del sistema e non solo dai suoi numeri?

Decentramento e cittadinanza attiva

Tali numeri sono grandi, questa legge non tiene affatto conto delle piccole esperienze, non premia quei piccoli teatri che in molte città rappresentano la vera ossatura del sistema, non menziona nei criteri qualitativi le sfide periferiche di certe sale che hanno scelto il difficile radicamento in zone decentrate. Inoltre si parla del pubblico sempre e solo come massa di fruitori, mai come partecipanti attivi. Pensiamo non solo al percorso del Teatro Valle con uno dei futuri Teatri Nazionali (il Teatro di Roma), ma anche a ciò che è accaduto a Gualtieri dove la città ha rimesso in piedi un teatro. Se si sposta l’attenzione dalle cifre, dai criteri quantitativi, dagli allegati con le formule lunghe quanto una lavagna, ci si accorge che la riforma ha perso l’occasione di fotografare l’esistente più vivo, quello fuori dai grandi numeri che decretano ciò che è impresa e ciò che non lo è

ott 27

Tragedia sfiorata al Teatro Bellini, lavoratore minaccia di darsi fuoco

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E’ uscito dal Teatro Bellini di Catania, dove era in corso un sit in dei suoi colleghi delle maestranze, si è procurato della benzina che si è gettato addosso ed ha tentato di darsi fuoco. E’ quanto accaduto poco fa al Teatro Bellini dove è in corso la protesta dei lavoratori delle maestranze che da mesi reclamano il rinnovo dei contratti e il ritorno al lavoro.

L’uomo è stato bloccato dai colleghi. Al momento – secondo quanto ricostruito dal sindacato Snalv che ha diffuso la notizia – il lavoratore si trova nell’ambulanza intervenuta subito dopo come anche i carabinieri.

“Incredibile, solo così si può definire questa vicenda. Non si può arrivare a tanto per un diritto acquisito, perché lo dobbiamo sempre ricordare, si tratta di un diritto acquisito”, afferma Antonio Santonocito, responsabile regionale Snalv, Sindacato Autonomo Lavoratori e Vertenze aderente alla Confsal.

Secondo la ricostruzione di una nota del sindacato, a scatenare il gesto dell’uomo sarebbe stata la notizia del non rientro in servizio per alcuni lavoratori, “una realtà difficile da accettare così  questi sono andati su tutte le furie e uno è uscito dal teatro” ed ha tentato il gesto estremo.

La protesta e’ rientrata e le maestranze hanno lasciato libero il palco dove è in programma la prima dell’opera ‘Capuleti e Montecchi’

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ott 20

Barbagallo: Visco ha ragione, servono investimenti pubblici e privati.

Da Uil.it

 

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Il Governatore della Banca d’Italia continua a sottolineare, saggiamente, la necessità di investimenti pubblici e privati come leva su cui agire per far crescere il Paese, ma il Governo sembra essere sordo a questo richiamo. Condividiamo, da sempre, l’esortazione di Visco: se l’obiettivo è lo sviluppo, questa è la strada maestra da percorrere e su cui occorre insistere anche a livello europeo.

 

Proprio per queste ragioni, però, riteniamo non coerente la successiva affermazione del Governatore che chiede di difendere il lavoratore piuttosto che il posto di lavoro. Il nostro Paese ha realtà molto diverse tra loro e in alcune zone la difesa del lavoratore corrisponde esattamente alla difesa del suo posto di lavoro, al di fuori del quale, oggi, c’è solo il deserto.

La crisi ha distrutto una parte della base produttiva del Paese: ecco perché servono ancora politiche che impediscano un ulteriore irreversibile impoverimento e che pongano un argine alla dilagante disoccupazione.

Fonte Uil.it

ott 17

Sciopero settore Comunicazione e Spettacolo – Notte Bianca dei Call Center

Call Center Com Stampa sciopero nazionale e notte bianca 21-11-14

 

call-centerLe Segreterie Nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda
giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazione da tenersi a Roma il prossimo
21 novembre, nell’ambito di un evento più ampio, una vera e propria NOTTE BIANCA DEI CALL
CENTER In cui le organizzazioni sindacali inviteranno mondo della cultura, dello spettacolo,
della società civile e della politica ad incontrare e confrontarsi con i lavoratori del settore e a
solidarizzare con loro nella dura vertenza che li contrappone al Governo.
Mentre la vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture con 262 licenziamenti
non ha ancora trovato una soluzione, oggi E‐Care ha annunciato la volontà di procedere alla
chiusura della sede Milanese con il licenziamento di oltre 500 persone. Nelle prossime
settimane la chiusura delle gare di Enel, Comune di Roma e il continuo ribasso delle tariffe
praticato dai clienti porterà all’avvio di ulteriori centinaia di dipendenti.
Quanto sta accadendo era stato previsto e preannunciato tanto che il Governo aveva avviato,
nel mese di giugno, un tavolo di crisi per il settore. In tale occasione le Organizzazioni Sindacali
avevano evidenziato come, l’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela
dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in
occasione della successione o cambio di appalti ha creato in Italia un vuoto normativo che
consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e
ridurne i livelli di diritti.
A ciò si aggiungono gli incentivi per le nuove assunzioni già oggi previsti dalla legislazione,
legge 407/90, per le regioni del sud che prevedono il mancato versamento contributivo per i
primi tre anni.
Il combinato disposto delle due norme crea le crisi occupazionali odierne, che non sono
determinate da un calo dell’attività lavorativa, ma unicamente dall’opportunità concessa al
committente di cambiare liberamente il fornitore del servizio senza essere tenuto a garantire
la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività.
In questo modo il committente mantiene basso il costo con gli sgravi contributivi permanenti
e le retribuzioni dei lavoratori ai minimi contrattuali e senza anzianità mentre lo Stato paga
due volte, gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni,
senza creare nemmeno un posto di lavoro nuovo.
In nessun Paese Europeo ciò è possibile in quanto il recepimento della direttiva su citata ha
portato al varo di leggi che direttamente, come nel caso della TUPE inglese, o con rimandi ai
contratti di lavoro, come nel caso spagnolo, impone di garantire continuità occupazionale in
caso di successione di appalti per le stesse attività. In questo modo quei mercati hanno deciso
di premiare le aziende che investono in tecnologia e che riescono ad essere efficaci
sviluppando ed investendo in IT e ricerca.

ott 17

RELAZIONE INCONTRO MISE ALMAVIVA

In data 16/10 si è svolto presso il Ministero dello sviluppo economico un incontro tra Governo, Almaviva e parti sociali.
Il Viceministro De Vincenti in apertura dell’incontro ha dichiarato che il Governo, ha dato un forte segnale con la riduzione dell’Irap attraverso la legge di stabilità.
Il presidente Marco Tripi ha confermato come il taglio Irap sarà di supporto soprattutto su Almaviva Spa e Contact per milioni di euro. Tuttavia ha evidenziato come gli incentivi sulle nuove assunzioni possono, se non controllati, creare distorsioni sul mercato creando dumping nazionale. E’ tornato nuovamente sui temi principali già affrontati nel precedente incontro (gare al massimo ribasso nella Pa, delocalizzazione, utilizzo distorto di ammortizzatori sociali in deroga, controllo e rispetto decreto legge 83/2012 art 24 bis in materia di privacy) sottolineando come a livello di mercato ci sia una forte accelerazione che porta il settore al tracollo nel territorio nazionale.
L’ Azienda Almaviva ha presentato domanda per la decontribuzione dei contratti di solidarietà (legge 608/96 in riferimento agli sgravi contributivi in regime di solidarietà) anche se ha enormi dubbi sul funzionamento di tale circolare, in quanto sembrerebbe premiare solo le aziende che abbiano presentato formale richiesta in ordine cronologico e non basandosi sull’effettivo piano di reinvestimento di tali fondi.
L’AD di Almaviva ipotizza una chiusura di bilancio con una perdita di 9 milioni di euro in Italia ed un utile estero di 10 milioni di euro. Quindi sottolinea come il settore italiano sia sostenuto da ricavi esteri. Situazione non più sostenibile in quanto il principale socio, General Eletric è in agitazione per le perdite continue.
Il presidente inoltre dichiara di voler rimanere ed investire in Italia in progetti di ricerca e sviluppo tecnologici, attraverso i “contratti di sviluppo” (decreto legge del 21/06/2013 art 69 “dl del Fare”) ma la situazione attuale in cui versa il settore con conseguenti perdite economiche non garantisce tenuta occupazionale.
Nel mese di Maggio 2015 scadranno i contratti di solidarietà stipulati nel territorio nazionale e se entro il mese di Gennaio 2015 l’azienda non avrà ricevuto dal Governo certezze rispetto alle tematiche denunciate, gli esuberi dichiarati nei cds potrebbero diventare strutturali, aprendo nuovi scenari in tutto il gruppo Almaviva nazionale.
Inoltre Tripi dichiara che condivide l’eliminazione annunciata dal governo dei contratti Lap, ma pone un alert in quanto se la delocalizzazione continua a crescere è in pericolo l’occupazione di altre 1500 persone attualmente impiegate con contratto a progetto.

Dopo l’esposizione dell’azienda il viceministro pone delle riflessioni su varie tematiche:

-gare al massimo ribasso pubblica amministrazione L’intervento del governo potrebbe prevedere di stabilire nel bando un peso più alto all’offerta tecnica invece che a quella economica con un eventuale intervento normativo (emendamento nella legge di stabilità). Sul discorso dell’inserimento delle clausole sociali prevede la possibilità di un’applicazione di punteggio preferenziale da attribuire alle aziende che si rendono disponibili a riassorbire i dipendenti precedentemente operativi sulla commessa.

-rispetto legge privacy (art 24 bis)
Si segnala come il garante sulla privacy con il supporto della polizia postale sta effettuando un’ indagine conoscitiva, il cui esito dovrebbe dare delle risposte a breve.

-contratti di sviluppo (art 69 “dl del fare”) Il viceministro dichiara di poter intervenire da subito invitando Almaviva a presentare un piano di investimento, a fronte del quale sottolinea il massimo impegno per stabilire un eventuale finanziamento a fondo perduto, a tasso agevolato o con interessi bassi a seconda della condizione maggiormente favorevole per l’azienda.

-mancata attuazione art 1 comma 22 legge 147/2013 “legge di stabilità” (contributi alle aziende che hanno effettuato stabilizzazioni) Il viceministro conferma di aver sollecitato gli organi competenti e invita al prossimo tavolo anche il ministero del lavoro

Nelle conclusioni il viceministro stabilisce un aggiornamento del tavolo a 10 giorni con la presenza del garante della privacy ed il ministero del lavoro. Inoltre convoca il tavolo nazionale dei call center i primi giorni del mese di Novembre.

ott 10

E se accadesse domani ? -Video

FullSizeRenderCortometraggio proiettato all` Assemblea Uilcom di Roma alla presenza del Segr. Generale Uilcom Salvo Uglialoro e Segr. Provinciale Ct Giovanni Nicotra si evidenzia come i tagli alla Cultura ed ai servizi del terziario come i Call center possono e creano un depauperamento del tessuto Sociale e gravano pericolosamente sulla Coesione, il video descrive la situazione in cui gia` diversi operatori del settore si trovano in grave crisi o sono gia` fuori dal ciclo produttivo.
Il commento finale del video e` lasciato a Fortunato Parisi, segretario generale della Uil di Catania