dic 30

Barabagallo a tutto Campo sul Lavoro – Video

 

Oggi presso la Prefettura di Catania  la Confederazione nazionale insieme alla UIL e alla UIL-FPL di Catania si sono riuniti in un sit-in per manifestare contro i provvedimenti di soppressione delle provincie che stanno facendo emergere problemi per le conseguenze che ne potrebbero derivare. All’incontro era presente il Segretario generale della UIL, Carmelo Barbagallo, che ha rilasciato la seguente intervista alla giornalista de “ilfattoweb.it” Monica Colaianni.

dic 29

Jobs Act KO domani 30 dic sit-in davanti la prefettura di catania

DICHIARAZIONE DI CARMELO BARBAGALLO SEGRETARIO GENERALE UIL

Questo Jobs Act non risolverài problemi del mondo del lavoro; anzi, faràemergere contraddizioni che non saràfacile gestire. Un vero Jobs Act, invece, dovrebbe determinare la soluzione delle crisi aziendali ancora aperte e prevedere investimenti pubblici e privati.

Da questo punto di vista, abbiamo apprezzato la soluzione adottata per l’Ilva che dàun futuro a uno stabilimento strategico per la nostra economia e crea le condizioni per salvaguardare l’ambiente di quel territorio.

Risolvere le vertenze aperte, puntare sugli investimenti per lo sviluppo e l’occupazione, correggere gli errori che scaturiranno dai decreti appena approvati sono solo alcuni degli obiettivi che ci porremo giàa partire dai primi giorni del nuovo anno. Chiederemo a CGIL e CISL di predisporre, insieme, un percorso comune e iniziative unitarie per ottenere questi risultati.

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dic 20

RIFORMA FRANCESCHINI, TEATRO STABILE VERSO UNA SCELTA EPOCALE

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il direttore Giuseppe Dipasquale. «La democrazia di un paese – ha rimarcato – si misura dalla qualità con la quale si produce concretamente cultura. Ed oggi questo principio, sul quale l’intera civiltà occidentale ha costruito la propria utopia, sta per essere definitivamente compromesso. Il procedimento è semplice: non comprendendo e non potendo governare il fenomeno, si opera, ormai da un lustro, una continua ed incessante riduzione di risorse, fino allo sfiancamento, fino all’annichilimento. In questo orizzonte va letta la situazione economico finanziaria degli ultimi anni per il nostro Teatro Stabile. Il totale dei contributi da parte dei Soci nel 2008 segnava la somma di €. 7.613.363,00. Con continua ed incessante determinazione si è provveduto a tagliare e il totale del 2014 è €. 3.568.000,00, il 53% in meno. Ma il punto critico più basso che ha determinato tale media è nel 2012, quando la Regione Siciliana, con un’azione politica forsennata e mirata, taglia a giugno, a stagione trascorsa ben €. 1.260.000. Una seria gestione deve confrontarsi con questo e tenere la barra dritta facendo in modo che i due principali parametri ministeriali per il riconoscimento di status di Teatro Stabile di Interesse Pubblico, ovvero qualità e quantità, siano rispettati. E questo abbiamo fatto».La riduzione dei costiLa conseguenza è stata una corrispettiva riduzione dei costi del Bilancio. «Nel 2008 – ha ricostruito Dipasquale – erano pari a €. 9.959.882,68, nel 2013 erano scesi a €. 5.158.611,09, ovvero il 48,21% in meno. Questa strategia ha prodotto pure dei consistenti utili, ma con i medesimi si deve affrontare la gestione straordinaria, determinata dai debiti imposti dagli scellerati tagli e dagli oneri finanziari imposti dalle banche per le necessarie anticipazioni. Elementi basilari della virtuosa spending review: il taglio delle consulenze e di spese strutturali come la gestione della sala Ambasciatori, ottimizzazione e riduzione dei consumi intermedi, ricerca di soluzioni solidali e non onerose, quali la concessione dei locali per la scuola da parte del Comune e dei locali per gli uffici da parte della Provincia, che non finiremo di ringraziare».Il danno più grave è naturalmente la drastica riduzione della produzione: «Meno costi – ha spiegato ancora Dipasquale – vuol dire meno spettacoli, meno recite nei nostri teatri, meno pubblicità, imprescindibile strumento per attirare pubblico, meno lavoro per tutti. Malgrado ciò, una strategia che puntava al rigoroso impegno che uno Stabile deve mantenere nei confronti di un teatro d’arte, non necessariamente commerciale, ci ha premiati. Il numero degli abbonati, stante la crisi generale e un calo a livello nazionale del 15% (dati istat), è diminuito dagli 8000 iniziali a 6200. Ma in questa gestione abbiamo toccato punte di 11.000 e 9.000 nel 2010 e nel 2009. Ed è altrettanto vero che lo sbigliettamento è aumentato del 20%, determinando una nuova forma di consumo culturale. Il pubblico ama scegliere, la Formula abbonamento è desueta Non determina più la misura o meno dell’affidabilità di un teatro. Di conseguenza, le presenze sono salite. Solo nell’ultimo anno, vi è un incremento del 24,35%. I numeri parlano da soli. Ognuno può pensarla come vuole, ma una cosa non può dire: falsità».La sfida del decreto FranceschiniLa sfida è ora quella che la nuova riforma impone: «Il D.M. Franceschini – ha infine commentato Dipasquale – dal 2015 determinerà una non ancora del tutto prevedibile rivoluzione dell’assetto del teatro pubblico e privato. Lo Stabile etneo, per la sua storia e attività, ha i numeri per concorrere a diventare teatro nazionale. Risponde a tutti i parametri, tra i quali quello che richiede un’attività consolidata in oltre 50 anni di storia teatrale, quello relativo al minimo di giornate recitative di produzione e giornate lavorative, quello che richiede un adeguato finanziamento degli enti locali. Ma non si può pensare di intraprendere una strada impegnativa e entusiasmante come il Teatro Nazionale e dovere ogni anno lottare con la riduzione dei contributi per fare fede agli impegni presi».Intanto, come emerge anche dall’attenzione della stampa nazionale, le produzioni del TSC in tournée hanno riscosso e riscuotono straordinari consensi, con un numero di presenze degne della storia del teatro. “Il birraio di Preston” ne ha fatto registrare circa 132.000, toccando tutte le piazze importanti, dal Piccolo Teatro di Milano al Teatro Valle di Roma, vincendo il premio nazionale degli Olimpici di Vicenza nel 2009. Tanti altri spettacoli si sono fatti onore: “Diceria dell’untore”, “La governante”, “Terra matta”, “Erano tutti miei figli”, per dire solo quelli delle ultime stagioni. Anche in questa lo Stabile etneo è presente nei principali teatri italiani con spettacoli di forte impatto: ancora “Erano tutti miei figli” con Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, “Otello” con Luigi Lo Cascio e Vincenzo Pirrotta, “Good People” con Michela Cescon e Luca Lazzareschi. «Perché noi – assicura Dipasquale – oltre ad essere orgogliosamente un teatro Mediterraneo, siamo già un Teatro Nazionale!».CATANIA – Alla luce della radicale riforma del settore teatrale, attuata con il decreto firmato lo scorso 1° luglio dal Ministro Dario Franceschini, il Teatro Stabile di Catania, al pari degli altri Stabili italiani, è chiamato ad una decisione di enorme rilievo ed importanza.Il suddetto decreto del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, entrato in vigore il 19 agosto con la pubblicazione in “Gazzetta ufficiale”, pone in essere una rivoluzione, a ragione definita epocale, già avviata dal Ministro Massimo Bray. Il nuovo assetto, com’è noto, cancella i Teatri Stabili e introduce invece la distinzione tra “teatri nazionali” e “teatri di rilevante interesse culturale” (tric).La qualifica di “nazionale” spetterà esclusivamente alle vere e proprie eccellenze; ed è ambita sia per l’intrinseco prestigio, sia per la maggiore stabilità e disponibilità finanziaria: attraverso il Fus, il Ministero assegnerà più fondi ai “teatri nazionali” che ai tric. Nella conferenza stampa odierna, il presidente Nino Milazzo e il direttore Giuseppe Dipasquale hanno illustrato – in un confronto aperto con la stampa e il pubblico – i dati in base ai quali l’attività del Teatro Stabile di Catania soddisfa pienamente i parametri richiesti dal decreto in questione (“Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163”).Per dare voce all’impegno del CdA sono inoltre intervenuti i membri Celestina Costanzo (in rappresentanza della Provincia Regionale) ed Eliana Patanè (in rappresentanza della Regione) , mentre la giornalista Caterina Andò, responsabile dell’ufficio stampa, ha delineato un quadro della forte immagine che lo Stabile etneo possiede sui media nazionali. La conferenza stampa è stata altresì l’occasione per fare chiarezza sulla salute economico-finanziaria del TSC.Teatro nazionale o tric?«Scopo di quest’incontro – ha sottolineato il presidente Nino Milazzo – è innanzi tutto quello di fare il punto della situazione dello Stabile in una fase cruciale di cambiamento del sistema dei teatri pubblici italiani, ma anche quello di offrire alcuni chiarimenti sulla vita e le dinamiche di un ente che, nonostante le difficoltà derivanti dalla crisi economica che travaglia il nostro Paese e non solo il nostro Paese, continua a onorare, orgogliosamente ed efficacemente, la grande tradizione teatrale catanese. Siamo alla vigilia di una scelta epocale alla quale sono chiamati tutti i teatri pubblici in forza del decreto del ministro Franceschini che prevede una profonda innovazione strutturale. Come i nostri omologhi, ci troviamo dinanzi a un dilemma: teatro nazionale o tric? Diciamo subito che lo Stabile di Catania ha le carte in regola per lo status di teatro nazionale. L’unica incognita è legata all’entità e puntualità dell’approvvigionamento finanziario. Il CdA ha già approvato l’adeguamento dello statuto in vista sia dell’una che dell’altra ipotesi. A decidere sarà l’Assemblea dei Soci, che essendo il massimo organo dirigente del teatro ha la responsabilità di indicare il percorso da seguire. L’Assemblea è già stata convocata per il 27 dicembre, giacché entro il 31 gennaio dovremo inoltrare al ministero dei Beni culturali la documentazione prescritta. Il CdA è pronto”.La situazione finanziaria del TSCAltro tema in agenda sono le difficoltà economiche che lo Stabile attraversa. «È evidente – ha proseguito Milazzo – che il nostro teatro ha problemi di carattere finanziario. Non è il solo: tutt’altro. La crisi è diffusa e pressante in tutto il settore. Lo Stabile di Catania ha una notevole situazione debitoria ed è costretto a ritardare il conferimento delle retribuzioni. Ma non ha licenziato né licenzia nessuno. Si va avanti grazie ai sacrifici, al senso di responsabilità, allo spirito di appartenenza di tutti i dipendenti. Non è semplice, ma CdA e direzione fanno di tutto per far fronte agli impegni. Tutti insieme siamo consci che abbiamo un’eredità da salvaguardare. Lo Stabile di Catania è, in ordine di tempo, il terzo d’Italia e, a parte il dato cronologico, è il teatro di Mario Giusti, Turi Ferro, Umberto Spadaro, Michele Abruzzo, Mariella Lo Giudice. Un autentico tesoro di memorie e di valori: ecco che cos’è lo Stabile di Catania».L’imperativo è uscire dal tunnel, ha spiegato ancora il presidente Milazzo: «C’è in atto uno sforzo, intenso e costante, per venire fuori dal precipizio in cui l’ente è stato scaraventato dall’improvvida decisione, presa a suo tempo dalla Regione, di tagliare drasticamente il contributo, riducendolo di oltre il 40%. E tutto questo in corso d’opera, quando i programmi erano stati impostati e i contratti stipulati. Era il 2012, l’annus horribilis del nostro teatro. Altri tagli di minore portata sono stati operati in seguito, a causa della stretta che i bilanci pubblici hanno dovuto sopportare a causa della recessione. Per venirne fuori, abbiamo avviato una procedura per attivare uno strumento dell’Irfis che ci consentirà di soddisfare le legittime aspettative dei creditori, unificando e dilazionando la copertura del debito. Intanto la parola d’ordine è spending review. Mi corre anzi l’obbligo di comunicare un atto di sensibilità compiuto dalla Provincia di Catania, che, per iniziativa del suo commissario prefetto Romano, ha messo a disposizione dello Stabile in comodato d’uso un’area del complesso delle Ciminiere, nella quale trasferiremo presto i nostri uffici, il che ci solleverà dall’onere dell’affitto dei locali».

 

 

 

dic 19

Teatro Stabile, tutti i numeri dimostrano come sia possibile colmare alcune lacune. “La Regione faccia presto la sua parte” 

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Intervento di Giovanni Pistorio, segretario confederale Cgil di Catania e Salvo Bonaventura, Segretario territoriale Uil Catania: La cultura ed i teatri in particolare, potrebbero diventare il nostro core business a condizione che a tali dichiarazioni di principio facciano seguito le azioni concrete di chi ci governa. Nell’intero paese la cultura vale il 2,6% del Pil circa, e genera occupazione per 1,4 mln di occupati; il turismo culturale vale da solo il 3% del Pil e quindi rappresenta il 30% dell’intero Pil generato dal turismo. Nelle città ovviamente, e Catania potrebbe essere messa in tali condizioni, la percentuale è molto più alta. I teatri, ai quali viene tra l’altro assegnata la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale, non vengono però adeguatamente messi nelle condizioni di poter operare. Ciò avviene in primo luogo perché nonostante gli accorati gridi di allarme vengono di anno in anno tagliati i contributi regionali che vengono erogati senza alcun rispetto di criteri validi ed oggettivi, ed in secondo luogo perché quasi sempre le risorse assegnate vengono tagliate nel bel mezzo della stagione già avviata quando gli impegni presi con le compagnie e gli attori sono stati già sottoscritti. Questo ultimo aspetto costringe i teatri a contrarre debiti nei confronti delle compagnie o viceversa a pagare laute penali. Tra l’altro la cancellazione anche di un solo spettacolo, rischia di mettere nelle condizione i teatri di perdere laute quote dei fondi FUS assegnati dal Ministero competente, fondi che vengono assegnati secondo criteri oggettivi. Al Teatro Stabile di Catania, per esempio, nel 2008 la Regione Sicilia ha assegnato € 4.500.000 e nel 2014 solo € 1.870.000,00. Ciò nonostante allo Stabile catanese, grazie alla qualità ad alle quantità complessivamente assicurate, quindi sulla base di parametri oggettivi, il Ministero ha assicurato contributi tali da poter fare scalare l’ideale graduatoria dei Teatri di Prosa italiani; oggi Catania si trova ai primissimi posti, confermando nei fatti i contributi ricevuti alla stregua dei periodi di “vacche grasse”, mentre per gli altri teatri i contributi sono scesi vertiginosamente (ma non ce ne rallegriamo) . Questi risultati sono stati ottenuti grazie alla condivisione con le parti sociali più attente di una attenta politica di contenimento dei costi e di tagli agli sprechi ed ai privilegi ed il pubblico pare essersene reso conto. Tanto è vero che mentre altrove, nel corso dell’attuale crisi cala il numero degli abbonati (-15%) ed il numero degli spettatori paganti (-2%), al Teatro Stabile di Catania il numero degli spettatori paganti è salito dal 2012 al 2013 del 20%.Adesso, però, alcune questioni vanno poste ed alcune lacune colmate. E’ necessario, infatti, che la Regione Sicilia assegni al Teatro Stabile di Catania un contributo in linea con i risultati garantiti e quindi superiore a quello assegnato negli ultimi anni e che tutti i Teatri vengano messi nelle condizioni di poter sanare i debiti contratti a causa del taglio, avvenuto a stagione avviata, dei contributi. Confidiamo, pertanto, che le buone intenzioni e le idee dell’Assessore regionale al Turismo, che sembra avere le idee molto chiare, possano trovare concreta applicazione e che non solo il vulnus possa essere sanato ma che il Teatro Stabile di Catania possa essere messo nelle condizioni di poter finalmente spiccare l’ultimo balzo in avanti che gli consentirebbe di aderire ai parametri recentemente fissati dal governo nazionale per poter diventare teatro di interesse nazionale. Un passaggio non facile poiché la legge penalizza le aree meno densamente popolate e non riconosce la storicità delle attività teatrali.Per poter raggiungere l’obiettivo è necessario mettere la Regione nelle condizioni di far interagire i diversi teatri, ed una delle condizioni necessarie è, dopo l’avvenuta approvazione della pianta organica, anche l’approvazione del relativo mansionario. E’ chiaro che bisogna mettersi in linea per potersi fare trovare subito pronti altrimenti, nonostante i sacrifici e le rinunce fatte da tutti gli addetti, i benefici per la collettività potrebbero volatilizzarsi a vantaggio di altri enti più puntuali. Ogni ritardo, dopo tante discussioni e dopo tante analisi, rischia di essere deleterio e controproducente”.

dic 12

Intervento del segretario generale della Uil di Catania Fortunato Parisi Comizio in piazza Manganelli, Catania

parisige• Le parole “Solidarietà” e “Assistenza” rischiano di sparire dal vocabolario
del nostro sistema pubblico. Lo Stato si sta inesorabilmente trasformando in un
gigantesco gabelliere, in un mostruoso esattore delle tasse. Nella legge di
Stabilità il governo Renzi ha ridotto persino il Fondo per le Non
Autosufficienze, mentre lievitano nel bilancio preventivo dello Stato le spese
per la Presidenza del Consiglio e per il pagamento degli uffici dei
collaboratori dei ministri. Intanto, i tagli alla spesa sociale sono una
pratica quotidiana nelle nostre comunità. In questi mesi di confronto con i
sindaci nella nostra provincia abbiamo constatato la crescente difficoltà dei
Comuni nell’assicurare qualità e quantità di servizi essenziali ai cittadini: l’
assistenza domiciliare, agli anziani, ai disabili, ai malati psichici, ma anche
le politiche per la casa, l’integrazione e l’inclusione sociale.
• Diritto all’Istruzione e Sicurezza delle Scuole stanno diventando un lusso.
Da tempo invochiamo test di solidità antisismica e lavori di consolidamento in
tutti i plessi scolastici. Ci rispondono che soldi non ce ne sono! Da anni
denunciamo continui insulti alla dignità professionale e umana degli
insegnanti, i peggio pagati in Europa. Ci rispondono che soldi non ce ne sono!
Nella legge di Stabilità il governo Renzi ha tagliato persino il Fondo per
l’offerta formativa e gli interventi a favore di alunni con disabilità, per il
contrasto al bullismo e la lotta alla dispersione scolastica. Renzi parla di
“Buona Scuola”, ma di slogan e promesse è lastricata la strada dell’inferno!
• Il Diritto alla Salute è ormai una pia illusione. Abbiamo documentato le
carenze di organico che negli ospedali di Catania e provincia assillano persino
i Pronto soccorsi. Abbiamo chiesto stabilizzazione per i precari sui quali si
fondano ormai la gran parte dei reparti ospedalieri. Stanno scherzando con la
salute dei cittadini, ma il governo Renzi sa solamente fare da gendarme sui
conti delle Regioni senza mai preoccuparsi, invece, della parità di trattamento
tra pazienti di ogni Regione!
• Pretendiamo Lavoro Dignitoso. Forse sarà più modaiolo parlare di “Jobs Act”,
piuttosto che di riforma del lavoro. Certo è che la “madre di tutte le riforme”
del governo Renzi condanna oggi al precariato tutti i nostri lavoratori,
promettendo che in un non meglio precisato domani sarà regola il contratto a
tempo indeterminato a tutele crescenti. Il premier nella sua visita a Catania
ha evitato di incontrare cassintegrati e disoccupati, non s’è degnato di
entrare in una delle tante aziende che in queste ore stanno licenziando. Lui
preferisce non guardare. Ma non si risolvono così i problemi di una provincia
che tutti gli indicatori economici indicano ormai come una “frontiera della
crisi”.
• Abbiamo urgente bisogno di Infrastrutture per la Crescita Economica. Mentre
lo strombazzato “SbloccaItalia” resta al palo, siamo ancora in attesa di un
piano “SbloccaCatania” che faccia giustizia di anni di ritardi e di
investimenti negati nelle infrastrutture. Questa è la terra degli annunci e
delle incompiute: governo nazionale e regionale si diano una mossa perchè
Catania ha fame di opere utili, capaci di creare sviluppo e arrestare
l’impressionante emorragia occupazionale in edilizia!
• Il pubblico impiego è una risorsa di questo Paese, non una palla al piede.
E’ vergognoso contrabbandare come misure di contenimento della spesa quei tagli
indiscriminati che a Catania, più di altri territori, non hanno ridotto gli
sprechi, né consentito alcun reale risparmio ma solo mandato al dissesto il
sistema dei servizi al cittadino. I governanti di questi anni – Renzi come
Berlusconi, Monti come Letta – ci spieghino, poi, a cosa sia servito umiliare e
impoverire gli impiegati negando loro il rinnovo dei contratti. Che strano: da
un lato questo governo concede il bonus da 80 euro e dall’altro riduce il
potere d’acquisto ai lavoratori pubblici. Alla fine, chi ci guadagna …?

dic 05

PRESENTATA LA NUOVA STAGIONE DEL TEATRO MASSIMO BELLINI DI CATANIA

Presentata stamane nella sala Coppola del Comune di Catania alla presenza del CDA del teatro massimo “V.Bellini” e del sovrintendente uscente Rita Gari Cinquegrana la stagione sinfonica e lirica 2015.

 

Il Sindaco di Catania che è per statuto presidente del teatro Bellini in fase di presentazione ha tenuto a sottolineare gli sforzi immani che gli addetti ai lavori del teatro stanno mettendo in campo, per mantenere viva l’attività teatrale malgrado i tagli regionali e la querele che va avanti da un anno in merito alla non assunzione del personale precario, fondamentale per il funzionamento dell’ente. Afferma il Sindaco che Regione Sicilia e CDA si incontreranno in settimana per derimere la vicenda e portarla a soluzione.

 

Presentati, 16 concerti per la stagione sinfonica che vedranno esibirsi tra gli altri, Nicola Piovani, Ute Lemper, Alevtine Ioffe e 6 titoli per la stagione lirica che si aprirá con Anna Bolena il 13 gennaio per proseguire con Bohème e la Bella Addormentata. In prima mondiale andrà in scena la compagnia di ballo Zappalà di Catania e si esibirà con la IX di Beethoven e poi ancora Sansone e Dalila ed in chiusura di stagione in collaborazione con Ricordi i Puritani in versione inedita.

dic 04

ATTILA AL TEATRO MASSIMO BELLINI DI CATANIA CON LA REGIA DI VINCENZO PIRROTTA

E’ pronto al debutto giovedì alle 20,30 al teatro Massimo Bellini di Catania, “Attila” di Giuseppe Verdi, secondo la regia di Vincenzo Pirrotta. Un cast di grande pregio per il dramma lirico in tre atti, su libretto di Temistocle Solera, che a Catania manca dal ’79. Il soprano Dimitra Theodossiu sarà Odabella, il basso Carlo Colombara, grande interprete verdiano, è il protatogonista, Carmelo Corrado Caruso interpreta Ezio mentre SungKyu Park ha il ruolo di Foresto. Sul podio dell’orchestra del Bellini, il direttore spagnolo Sergio Alapont.

Pirrotta è alla sua terza regia lirica e quest’estate si cimenterà con “Tristano e Isotta” di Wagner, per il festival di Ravello.