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Teatro Massimo Bellini, il 28 dicembre gli orchestrali del Bellini di Catania hanno suonato per il Concerto di Capodanno a Pompei

Il Teatro Massimo Bellini di Catania, dopo il grande successo di orchestra e coro nella Bohème proposta nello scorso settembre all’interno del Sito archeologico e divenuta un evento di portata mondiale, sarà ancora protagonista di un tour a Pompei. Domenica 28 dicembre alle 18.30, infatti, i 64 orchestrali del Bellini, diretti ancora dal maestro Alberto Veronesi, suoneranno per il Concerto di Capodanno nel Teatro Mattiello Di Costanzo del Santuario della Beata Vergine del Rosario, che attrae ogni anno quasi due milioni di pellegrini.Il concerto proporrà un repertorio che abbraccia i grandi capolavori classici del valzer viennese di Johann Strauss, da “Rose dal Sud” al “Valzer dell’Imperatore”, dal “Valzer Voci di Primavera” al “Sul Bel Danubio Blu” e all’ouverture dall’operetta “Il Pipistrello”, il tutto introdotto dalla ouverture della “Norma” e dall’immancabile Inno di Mameli.La Bohème di Pompei – ha commentato il sindaco di Catania Enzo Bianco – è stata un autentico trionfo internazionale al quale la nostra città ha saputo dare un grande contribuito con il Coro e l’orchestra del Teatro Massimo Bellini magistralmente diretta dal maestro Alberto Veronesi, una delle eccellenze italiane nel mondo, in quell’indimenticabile serata del 18 settembre scorso che ha riaperto, dopo duemila anni, il Teatro Grande di Pompei.“La nostra bella Bohème – ha detto il maestro Veronesi – è stata distribuita, dopo Sky, alla Rai e ad altre più di 80 televisioni internazionali, oltre a essere stata comprata da Sony Music, per un Dvd che uscirà quando finiranno le esclusive televisive. Sono felice e orgoglioso di avere collaborato a creare un ponte tra la città di Catania e Pompei e il concerto di capodanno sarà un ulteriore tassello di questa collaborazione che ci vedrà impegnati anche nell’estate del 2015. Attraverso i meravigliosi artisti che lavorano nel Bellini – ha aggiunto Veronesi – mi sento molto vicino a Catania, una città che respira cultura musicale e che, grazie a una politica illuminata, si sta sempre più affermando nel mondo come meta culturale d’eccellenza”.

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Sì dell’assemblea dei soci: lo Stabile concorrerà per lo status di teatro nazionale

TEATROSTABILECATANIAL’Assemblea dei Soci del Teatro Stabile di Catania, riunitasi oggi martedì 30 dicembre alle ore 16 negli uffici di via Museo Biscari, ha deciso all’unanimità di concorrere allo status di “teatro nazionale”. Si è trattato di una scelta condivisa, partecipata e – quel che più conta – affermata sul piano istituzionale: come riconoscimento del prestigio dello Stabile etneo e quale attestato di fiducia nei confronti della gestione dell’ente.Per la Regione Siciliana hanno partecipato il dott. Marcello Giacone, capo della segreteria tecnica dell’Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo (collegato da Palermo in videoconferenza); per il Comune di Catania il vicesindaco dott. Marco Consoli; per la Provincia Regionale di Catania il ragioniere generale dott. Francesco Schilirò, per l’Ente Teatro di Sicilia l’avv. Renato Sgroi.Il voto unanime dell’assemblea testimonia la forza culturale e artistica che da oltre mezzo secolo, e ancora oggi, rappresenta il Teatro Stabile di Catania, le cui pluripremiate produzioni sono applaudite dal pubblico di tutta Italia e apprezzate dalla critica nazionale più qualificata.Perciò lo Stabile etneo presenterà la domanda e la documentazione al Ministero dei Beni Culturali. Il presidente del TSC, Nino Milazzo, la ritiene una sfida che sollecita l’impegno culturale e civico di tutta la comunità. Si tratta di una svolta che non è esagerato definire di portata storica.Infatti, alla luce della radicale riforma del settore dei teatri pubblici, attuata con il decreto firmato lo scorso 1° luglio dal Ministro Dario Franceschini, il Teatro Stabile di Catania – al pari degli altri Stabili italiani – è chiamato ad una decisione di enorme rilievo ed importanza. Il suddetto decreto del Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, entrato in vigore il 19 agosto con la pubblicazione in “Gazzetta ufficiale”, pone in essere una rivoluzione, a ragione definita epocale, già avviata dal Ministro Massimo Bray.Il nuovo assetto, com’è noto, cancella i Teatri Stabili e introduce invece la distinzione tra “teatri nazionali” e “teatri di rilevante interesse culturale” (tric).La qualifica di “nazionale” spetterà esclusivamente alle vere e proprie eccellenze; è ambita sia per l’intrinseco prestigio, sia per la maggiore stabilità e capacità produttiva: attraverso il Fus, il Ministero assegnerà più fondi ai “teatri nazionali” che ai tric. Nella riunione odierna, il presidente Milazzo e il direttore Giuseppe Dipasquale hanno illustrato e dimostrato come l’attività del Teatro Stabile di Catania, dal punto di vista organizzativo, produttivo e dell’immagine nazionale, sia pienamente in linea con i parametri richiesti dal decreto in questione (“Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n. 163″).