mag 27

Almaviva, nulla di fatto al Mise Il confronto rinviato a lunedì 30

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Ancora una volta è un muro contro muro tra azienda e Governo sulla vertenzaAlmaviva che vede in bilico 3 mila posti di lavoro. Il confronto tra le parti, proseguito oggi al Mise, a Roma, è stato sospeso con un nulla di fatto dopo due ore e rinviato a lunedì 30 maggio alle 15. Durante l’incontro, convocato stamane in tutta fretta dal vice ministro Teresa Bellanova al ministero, i dirigenti del colosso dei call center in Italia, secondo fonti sindacali, avrebbero ribadito l’intenzione di non volere ritirare i licenziamenti. L’azienda avrebbe sostenuto che al momento non esiterebbero alternative alla ristrutturazione aziendale ma, su richiesta del viceministro, avrebbe dato anche disponibilità a riproporre l’accordo del 20 aprile – già bocciato dal 95 per cento dei lavoratori – e di proseguire a oltranza il confronto, a patto di sospendere gli scioperi.

Il vice ministro Bellanova, dopo aver elencato la tipologia di strumenti ipotizzati dal Governo per affrontare l’emergenza (36 mesi tra ammortizzatori e contratti di solidarietà, anche se al momento non c’è certezza sulla la copertura dei fondi), avrebbe richiamato tutti alle proprie responsabilità, invitando ad andare avanti per trovare un accordo condiviso e che tuteli gli interessi dei dipendenti, senza peggiorare le loro condizioni dal punto di vista economico. Preso atto della distanza delle parti, il confronto è stato sospeso e rinviato a lunedì prossimo. Intanto, rimane confermato lo sciopero nazionale previsto per domani mattina a Roma.

mag 27

Teatro Stabile presidio di legalità

Anche il noto giornalista e scrittore Franco di Mare ha speso parole di elogio per il Teatro Stabile di Catania, sottolineando l’importanza della sopravvivenza del teatro stesso intitolato a Giovanni Verga.

Prendendo spunto dal ricordo di due illustri siciliani, Falcone e Borsellino, che hanno perso la vita nel tentativo di sbarrare la strada all’illegalità, sponsorizzando l’importanza della cultura come strumento per combattere e debellare la criminalità, ha condannato una situazione di stallo per i lavoratori coinvolti e per la struttura che rischia di chiudere i battenti. “Un teatro è presidio di legalità e chiuderlo equivale alla soppressione di tre scuole e due commissariati.

mag 26

Comunicato nazionale dopo incontro del 24 Maggio.

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SLC -CGIL FISTel-CISL UILCOM-UIL

ALMAVIVA CONTACT: NON C’È PIÙ TEMPO.

La trattativa per scongiurare i 3000 licenziamenti è ad un punto delicatissimo. Le proposte governative non consentono di raggiungere un accordo che dia ai lavoratori garanzie su un reale percorso di risanamento che non preveda espulsioni dal mondo del lavoro e dia regole chiare per l’azienda e per il settore tutto.

Ora è il momento in cui si mettano da parte le ideologie e si rifletta sul merito delle questioni. Ma questo deve avvenire in tempi rapidissimi perché non c’è più tempo per risolvere la crisi Almaviva. Fra pochi giorni potrebbero partire le lettere di licenziamento ed allora l’intera vicenda potrebbe subire un’accelerazione dagli esiti del tutto imprevedibili.

Il Sindacato ha messo sul tavolo una proposta credibile che potrebbe fornire ai lavoratori quella visibilità sul sistema di tutele e quelle garanzie sulla reale volontà di mettere ordine nel settore.

La mobilitazione deve continuare con forza e determinazione!

Venerdì 27 maggio alle ore 10, in occasione dello sciopero per l’intero turno di tutte le sedi di Almaviva Contact, è indetta una manifestazione nazionale a Roma in piazza SS. Apostoli.

Roma, 25 maggio 2016

Le Segreterie Nazionali di
SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL.

mag 26

Almaviva ennesimo nulla di fatto, si va verso la conferma dei licenziamenti

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Roma 24 maggio 2016 c/o Mise: tavolo di crisi Almaviva.

Presente il viceministro Bellanova, il Presidente della Regione Lazio Zingaretti, per la Regione Sicilia l’assessore Lo Bello e l’assessore al lavoro Giovanna Marano.
Apre Castano che dopo i ringraziamenti verso le parti presenti dichiara aperti i lavori della fase Ministeriale.
Trova necessario che le parti riprendano il confronto, consapevole che i due Ministeri assolveranno alle loro funzioni.
Da quindi la parola all’azienda ed alle OO.SS.
Parla l’A.d. Antonelli.
Le situazioni esposte un mese fa portano purtroppo, come conseguenza necessaria, un’opera di ristrutturazione in azienda. Il problema viene da lontano ed è stato rappresentato in tutte le sedi. Rimarca gli investimenti in campo tecnologico fatti dal gruppo e la scelta di voler rimanere in Italia. L’equilibrio economico aziendale però non può non raggiungere un pareggio di bilancio.
Dopo l’incontro del 20 aprile al Mise, ci si è incontrati con il Sindacato, sulla scorta degli impegni presi ed in quella data si è provato a siglare un accordo che non si è raggiunto. Per dichiarazione aziendale quell’accordo prevedeva:
– Il ritiro dei licenziamenti;
– Solidarietà su tutti i siti;
– Mantenimento delle condizioni salariali del dipendente inalterato, perché si continuava a compensare la solidarietà oltre una certa percentuale e si reintegrava il reddito del dipendente ove il bonus fiscale Renzi fosse stato a rischio.
Si è data apertura ad una consultazione con i lavoratori, e si è raccolto con favore l’azione monitoraggio mensile, insieme al Ministero, degli andamenti del mercato.
Con il risultato del referendum però loro non possono che prendere atto di quel dato e se non si trova una soluzione non risulta rinviabile una ristrutturazione come da procedura avviata (licenziamenti).
Gli ammortizzatori fini a se stessi non rilanciano l’azienda.
La parola va quindi al sindacato.
Gli interventi sindacali:
la vicenda Almaviva non si risolve solo con gli ammortizzatori sociali, perché da soli non danno prospettive. È necessario operare su più fronti; partiamo dal 24 bis e la fuga delle attività all’estero per il basso costo del lavoro. Nelle analisi condotte dal sindacato risulta che la chiamate verso i call center dei committenti, vanno all’estero nella misura del 50% e manca l’informativa e l’applicazione di quanto disposto dalla legge. Il secondo impegno è quello di far lavorare meglio il tavolo di settore nello scovare e favorire l’emersione dei piccoli call center di 100/150 unità, che drogano il mercato col lavoro nero; non dobbiamo far altro che seguire quello che accade negli altri paesi europei, dove si sostengono i call center grossi, quelli che realmente tutelino l’occupazione. Se il Governo si offrisse ad una collaborazione reale nella direzione dei due punti esposti, servirebbe un sistema di ammortizzatori sociali di lungo periodo. Ci siamo visti un mese fa e torniamo qui con un rigetto collettivo significativo dei lavoratori che non hanno condiviso quell’impianto. Fino all’ultimo dobbiamo, percorrere delle strade che possano scongiurare le migliaia di licenziamenti. È chiaro che noi abbiamo il dovere di mettere in campo degli ammortizzatori sociali che siano più lunghi dei sei mesi, per dare la possibilità al Governo di fare le cose che esso stesso ha dichiarato voler fare. Bisogna far funzionare la legge in vigore. Stiamo provando ad utilizzare il tempo e gli affidamenti raggiunti per portarci avanti con le clausole sociali ma abbiamo il dovere di trovare soluzioni di respiro per poter assolvere quegli impegni che sono stati già assunti. Nel confronto in sede confindustriale il sindacato ha riscontrato delle modifiche rispetto alla situazione degli accordi in essere e con dei punti incerti che minavano alla certezza della capacità reddituale dei dipendenti (anticipo Cds dall’Inps). Bisogna riaprire il confronto e nei prossimi dieci giorni dobbiamo fare degli sforzi per mettere in campo tutte le azioni che tutelino i lavoratori, ma portino verso azioni di recupero del tempo che forse fino ad oggi si è perso.
Almaviva rispecchia una situazione di crisi oggettiva di tutti i call center. L’azienda vuole un accordo che in realtà comporta delle sofferenze economiche in più ai lavoratori. Chiediamo a voi Governo di aprire questo tavolo: ci sono però intenzioni concrete per riformare il sistema degli ammortizzatori sociali? C’è la reale volontà di applicare la legge violata? Se il governo mostra la volontà di dare seguito a questi due punti, allora sarà poi onere dell’azienda a non sottrarsi alle sue responsabilità e bisognerà trovare per forza un accordo.
Dichiarazione dell”assessore al lavoro della regione Lazio: I soldi del fondo sociale europeo per la formazione è in mano alle regioni e propone di attivarli, anche in costanza di ammortizzatori sociali, percorsi di formazione e di riqualificazione dei lavoratori, ma esorta tutti a non far perdere il posto di lavoro: non si devono attivare politiche sociali dopo la perdita del posto di lavoro…occupiamoci di conservarli.
Dichiarazione della Lo Bello: il No dell’oltre il 90% va analizzato; ci sono i margini per lavorare ancora in questi 10 giorni? Si parla di fare intervenire le Regioni ma vorrebbe capire con quale ruolo e nel rispetto delle norme europee. Modifiche al Job’s Act non ne possiamo chiedere a questo tavolo. L’intervento della Regione alle politiche attive ci sarà sicuramente, ma da questo momento comincia il conto alla rovescia di un momento che va affrontato con grande coscienza morale.
Assessore Marano Comune di Palermo: gli impegni sistemici del governo nel settore non può essere separato da quello di Almaviva, proprio per dare opportunità al governo di cogliere i frutti degli impegni che esso vuole assolvere sull’intero settore. L’azienda è da quattro anni che parla di una crisi annunciata, mancano 10 giorni ed il Comune fa un invito esplicito a che il Governo faccia di tutto per scongiurare una crisi che la città di Palermo non potrebbe reggere.
Il Viceministro Bellanova:
fa un intervento che vorrebbe chiudere “la fase della convegnistica”, (puntando a quelle OO.SS. che usano vertenze importanti per attaccare il Governo), con la speranza che una vera trattativa si faccia. Lo si deve alla persone, perché strumentalizzare il disagio ed il malessere è azione ignobile sia che sia svolta dalle istituzioni, sia che sia compiuta da altri soggetti. Crede che si debba cominciare a ragionare non con l’idea di consegnare la soluzione del problema ad “un solo uomo” che risolva tutto, ma bisogna lavorare in sinergia perché tutti, sindacato in primis, che sono gli interlocutori con i lavoratori, assumano scelte responsabili e non politiche!
Non lasciamoci prendere la mano dal principio del “tanto peggio tanto meglio”; quando si prescinde da una situazione di merito e si amplia il confronto a temi che esulano oltre la crisi di una singola azienda, si rischia di far pagare il prezzo a chi non ha responsabilità: i lavoratori!
Il lavoro che si è fatto nel Governo ha mirato ad individuare la soluzione ad un problema che sta dentro a delle dinamiche economiche; il Governo, per scelta metodologica, non vuole intervenire per decreto ma con misure strutturali e con percorsi che hanno i loro tempi: ripropone le modifiche in corso al 24bis che verranno presentate innanzi alla commissione parlamentare che dovrà approvare il disegno di legge in tema di concorrenza e che dirà appresso. L’avvertenza che il Viceministro ha fatto e che farà sempre però, è quella di non confondere il tavolo di settore dei call center in outsourcing col tavolo aziendale Almaviva ed il Governo ha costituito il tavolo di settore, l’unico costituito fino ad oggi in Italia da questo Governo, proprio per trovare soluzioni di ampio respiro.
Il tavolo di settore lo hanno costituito con l’impegno di:
– Istituire un fondo per l’innovazione messo a disposizione delle parti, sapendo che c’è un pezzo di lavoro (cioè una buona fetta di lavoratori) nel settore che dovrà essere indirizzato a fare altro;
– lavoreranno perché nei bandi di gara il rispetto del CCNL sia sinonimo di “offerta economicamentevantaggiosa”; all’interno di questo settore il contratto collettivo di riferimento rimane quello delle OO.SS. maggiormente rappresentative;
– Hanno assunto impegno di moral suation verso i committenti a lavorare con le proprie associazioni datoriali per la definizione delle clausole sociali e che tale definizione non avvenga con decreto governativo; l’invito è anche a che le norme sugli sgravi fiscali non siano strumento per fare gare “sospette” e spinge per l’applicazione sin da subito di principi della clausola sociale; la clausola sociale deve diventare sinonimo di territorialità e deve rappresentare invece un “vantaggio” nei bandi di gara per le aziende che si aggiudicano le commesse;
– L’emendamento del governo sul 24 bis inasprirà la sanzione di € 10.000,00 al giorno in € 10.000,00 a telefonata e sarà applicata a tutte quelle aziende che hanno delocalizzato e che non hanno preventivamente comunicato la percentuale dei volumi di traffico che vengono gestite all’estero;
Tutto questo per il settore, poi c’è la vertenza Almaviva.
Vogliono ragionare concretamente sulla vertenza Almaviva e non vogliono portare le persone fino all’ultimo giorno per dirgli “o bere o affogare”. La proposta non deve essere solo del governo, il governo rispetta il ruolo della rappresentanza! Il governo ha detto la sua ed ha detto delle cose formali:
– Di revocare tutti i licenziamenti;
– Di non peggiorare le condizioni economiche dei lavoratori che devono rimanere inalterate per il tempo necessario al Governo per adempiere agli impegni assunti; l’ulteriore penalizzazione (introdotta dalla proposta aziendale?) non era nella proposta governativa, ma non hanno conosciuto tale proposta poi rifiutata dai lavoratori.
“Non si può giocare allo sfascio”. Il tavolo di settore farà i suoi passi, la vertenza Almaviva seguirà una verifica governativa mensile. “Sul tema degli ammortizzatori sociali il governo non si fa mettere sotto ricatto da nessuno”. “Lo scontro con il governo non va confuso con una vertenza aziendale perché all’interno c’è la vita delle persone”. La strumentalità del confronto tra governo e parti sociali non deve vedere coinvolti i lavoratori delle aziende interessate.
Nel quadro normativo attuale gli impegni sugli ammortizzatori già previsti per legge contemplano:
– gli ulteriori sei mesi del contratto di solidarietà (l’INPS nella sua autonomia ha fatto il cambio d’inquadramento), sono questi ed i nuovi accordi di solidarietà dovranno essere attivati entro giugno. Gli € 11.000.000,00 della legge di stabilità potranno essere utilizzati, al termine dei primi, attraverso il ricorso alla cassa integrazione per altri 12 mesi. Oltre questi si può accedere ad altri 18 mesi di ammortizzatori, previsti dal Fis, già contemplati dalla Legge Fornero, la cui entità, per il lavoratore, è la stessa della cassa integrazione. Cosa chiedere ancora oltre a questi ammortizzatori sociali, già previsti per legge? (Si altera) Ed aggiunge che oltre questi 36 mesi non si può sostenere ancora oltre il settore con soli ammortizzatori come si faceva in passato, perché il governo ha fatto la scommessa di voler cambiare il settore con degli interventi strutturali e di non sostenere i vari settori produttivi con gli ammortizzatori sociali, ma di intervenire per garantire ai vari settori delle politiche di sviluppo o riconversione.
Non si deve arrivare al precipizio ed ha sollecitato l’azienda, prima di scendere in riunione, a mantenere gli impegni a revocare tutti i licenziamenti.
Il tavolo al Mise è un tavolo permanente e lavorerà fino alla fine per trovare una soluzione per la vertenza Almaviva, ma non per parlare di temi che esulino da questa singola e gravissima vertenza.
Interviene quindi Tripi dichiarando che non vuole vivere di soli ammortizzatori sociali e che non ha margini per modificare l’impianto dell’accordo perché non ha la sostenibilità economica per farlo.
Il Viceministro dichiara quindi di volere dalle OO.SS. sin da stasera, una data per il prosieguo dei lavori perché ove possibile, le soluzioni condivise nei documenti prodotti fino ad oggi, vadano affinate e giungano ad una soluzione positiva. La trattativa prosegue, la delegazione di Palermo ha dovuto lasciare il tavolo giusto in tempo per prendere l’aero. Si sta lavorando alla costruzione di un’intesa trilaterale (Governo, Sindacato, Azienda) che metta nero su bianco il percorso.